Pronunciandosi sul ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello aveva confermato la condanna inflitta in primo grado ad un uomo, reo di non aver impedito alla propria moglie convivente di cagionare lesioni e provocare maltrattamenti nei confronti del figlio minorenne, la Corte di Cassazione (sentenza 17 febbraio 2020, n. 6209)– nel disattendere la tesi difensiva secondo cui uomo era inconsapevole delle condotte violente tenute dalla convivente – ha, invece, rilevato che la situazione di fatto percepibile dall’imputato, e per la gravità delle conseguenze fisiche patite dal bambino, evidenti sul suo corpo, e per la reiterazione dei comportamenti violenti realizzati dalla genitrice ai suoi danni, non poteva essere da questi ignorata, neppure quanto al suo prolungarsi nel tempo.
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Il ministro della Giustizia e il presidente del Consiglio Nazionale Forense hanno firmato un documento contenente le “Linee guida” per contribuire al corretto funzionamento degli uffici giudiziari in relazione al contrasto del contagio da COVID-19 (C.D. Coronavirus). Le indicazioni sono indirizzate a tutte le sedi giudiziarie, anche con riferimento a quelle che non rientrano nelle aree più colpite dal contagio. Il documento si compone di 7 articoli.
Si analizza, in questo articolo, la disciplina introdotta in tema di attribuzione di classi di merito RC auto dai commi 4 ter dell’art. 12, D.L. 30 dicembre 2019, n. 162 convertito con L. 28 febbraio 2020, n. 8.
Il rapporto tra l’articolo 2054 c.c. e l’art. 1227 cc. è nel senso che la prevenzione è affidata, prevalentemente, al conducente, il quale è esente solo davanti a comportamenti imprevedibili del pedone, non solo colposi, ma, per l’appunto, imprevedibili ed inevitabili. La conferma arriva dalla Cassazione con ordinanza 28 febbraio 2020, n. 5627.
Diffamazione per il medico che diffonde sul web una e-mail, inviatagli dalla madre di un giovane con problemi di salute, relativa alle cure mediche operate sul figlio da un medico della ASL, il quale elaborava censure di metodo in ordine alla terapia somministrata dal personale medico. Per i giudici è sufficiente il dolo generico e la consapevolezza per il soggetto agente di fare uso di parole ed espressioni socialmente interpretabili come offensive (Cass. pen., sezione V, sentenza 23 gennaio 2020, n. 2705).
In tema di reati contro l’attività giudiziaria, il delitto di patrocinio o consulenza infedele non è integrato dalla sola infedeltà ai doveri professionali, occorrendo la verificazione di un nocumento agli interessi della parte che, quale conseguenza della violazione dei doveri professionali, rappresenta l’evento del reato. Ne consegue che non è sufficiente per ritenere integrato il reato di cui all’art. 380, c.p., il mancato apprestamento di una struttura idonea, quanto meno astrattamente, al raggiungimento del risultato (Cassazione penale, sezione VI, sentenza 13 febbraio 2020, n. 5764).
Il cliente, che, sebbene ammesso al beneficio del patrocinio a spese dello Stato, abbia preferito avvalersi delle prestazioni professionali di un avvocato non iscritto nell’apposito elenco, è tenuto al pagamento dei relativi compensi. È quanto si legge nell’ordinanza della Cassazione del 2 marzo 2020, n. 5710.
Il coronavirus COVID-19 e le decisioni emergenziali delle autorità sanitarie di vari Paesi, tra cui la Cina e l’Italia, stanno incidendo sulla capacità delle imprese di adempiere regolarmente i contratti. Questo articolo intende fornire alcune indicazioni generali per la gestione dei contratti e, in conclusione, alcuni suggerimenti operativi.
Pronunciandosi su un caso “portoghese” in cui si discuteva della legittimità della condanna inflitta in appello, a seguito del “ribaltamento” della sentenza assolutoria di primo grado, nei confronti di un avvocato, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dichiarato, all’unanimità (sentenza 25 febbraio 2020 (n. 78108/14), che vi era stata una violazione dell’articolo 6 § 1 (diritto a un processo equo) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Il caso era stato originato dalla condanna di un avvocato per aver registrato una conversazione con un uomo d’affari che gli aveva offerto del denaro per ottenere che suo fratello, consigliere comunale di Lisbona, ritirasse la sua opposizione alla stipula di un contratto che l’imprenditore voleva concludere con il consiglio comunale. La Corte di Strasburgo ha riscontrato che il ricorrente non aveva beneficiato di un processo equo in quanto la Corte d’appello, che aveva condannato il ricorrente per la prima volta in secondo grado, non aveva assunto direttamente le prove. La Corte ha anche rilevato una serie di omissioni, che avevano rivelato come il ragionamento condotto dalla Corte di appello fosse viziato. Infine, ha rilevato una mancanza di imparzialità da parte della Corte d’appello al momento della sentenza, ad esempio, quanto all’ammenda inflitta al ricorrente.
Con una articolata ordinanza di rimessione alle Sezioni unite la Corte sottopone a critica l’orientamento evolutivo che equipara il convivente di fatto al coniuge. In base al decreto del Primo Presidente Aggiunto, datato 11 febbraio 2020, la questione verrà discussa all’udienza del prossimo 23 aprile 2020.
