Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’assise d’appello aveva confermato la condanna inflitta per il reato di omicidio volontario a carico di un uomo, commesso ai danni della propria ex fidanzata, la Corte di Cassazione penale, Sez. I, con la sentenza 23 luglio 2021, n. 28964 – nel disattendere la tesi difensiva secondo cui erroneamente non era stato riconosciuto il vizio, quantomeno parziale, di mente ex art. 89 c.p., per essere affetto l’imputato da disturbi borderline – narcisistici che avrebbero inciso sulla sua capacità di comprendere la realtà e di autodeterminarsi, anche in presenza del sensibile deficit intellettivo dal quale era affetto – ha, diversamente, affermato il principio secondo cui nessun rilievo può riconoscersi a quelle anomalie caratteriali o a quelle alterazioni o disarmonie della personalità inidonee ad incidere concretamente sulla capacità di intendere e di volere del soggetto, escludendola o facendola scemare grandemente in presenza pur sempre di un nesso eziologico tra il disturbo mentale e la condotta criminosa, come, ancora, agli stati emotivi e passionali che non si inseriscano, eccezionalmente, in un quadro più ampio di infermità.
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