Pronunciandosi sul ricorso proposto avverso la ordinanza con cui il tribunale, in funzione di giudice dell’esecuzione, aveva revocato il beneficio della sospensione condizionale della pena concessa ad uno straniero con una sentenza di condanna irrevocabile, la Corte di Cassazione (sentenza 13 novembre 2020, n. 31999) – nel rigettare la tesi difensiva, secondo cui il provvedimento doveva considerarsi illegittimo in quanto la difesa aveva prodotto un impedimento assoluto a partecipare all’udienza per gravi ragioni di salute documentate da certificazione medica attestante gravidanza con altissimo rischio in considerazione della minaccia di aborto con prescrizione di riposo assoluto e di astensione da attività lavorativa prima della data di inizio del periodo obbligatorio pre parto – ha invece affermato che è ben vero che anche il difensore impedito da uno stato gravidanza implicante rischi per la salute della madre o del nascituro, tenuto conto, in particolare, della prossimità della data del parto, non ha l’obbligo di nominare un sostituto, purtuttavia è necessario che la protrazione di questa sua particolare condizione o il suo aggravamento costituiscano eventi improvvisi e imprevedibili e sia in concreto possibile la nomina di un sostituto processuale in grado di assicurare all’assistito un’adeguata difesa.
Bambina sbalzata fuori dal veicolo a seguito di tamponamento: è responsabile il conducente del veicolo che non l’abbia assicurata al sedile posteriore dell’automobile. È quanto affermato dalla Cassazione penale con sentenza n. 32864/2020.
Pronunciandosi sul ricorso proposto avverso la ordinanza con cui il tribunale del riesame, riformando il provvedimento del GIP, aveva annullato il sequestro preventivo di alcune strutture realizzate nella Zona A del centro storico del PUC del Comune, così escludendo la sussistenza del fumus del reato di cui all’art. 172, in relazione all’art. 45 del d.lgs. 42/2004, la Corte di Cassazione (sentenza 11 novembre 2020, n. 31521) – nell’accogliere sul punto la tesi del PM, secondo cui sono beni culturali “ope legis” le strade e le piazze dei centri storici ai sensi dell’art. 10, comma 4 lett. g) d.lgs. 42/2004, indipendentemente dalla dichiarazione di interesse storico artistico ex art. 12 e 13 d.lgs. 42/2004 – ha diversamente affermato che le pubbliche piazze, vie, strade, e altri spazi urbani, laddove rientranti nell’ambito dei Centri Storici, ai sensi del comma 1 e del comma 4, lettera g), dell’articolo 10 del decreto legislativo n. 42 del 2004, sono qualificabili come beni culturali indipendentemente dall’adozione di una dichiarazione di interesse storico-artistico ai sensi degli articoli 12 e 13 del Codice. Tali beni appartenenti a soggetti pubblici sono, quindi, da considerare beni culturali ope legis, rispetto ai quali trovano necessaria applicazione le norme di tutela di cui alla parte II del Codice fino a quando non intervenga una espressa verifica di interesse in senso contrario ex art. 12.
Con ordinanza del 2 ottobre 2020, depositata in cancelleria il 7 ottobre 2020, il Tribunale di sorveglianza di Roma ha affrontato il tema della tutela del diritto alla sessualità in carcere, specie per i detenuti in regime di 41-bis ord. penit.; trattasi di una sessualità, già di per sé negata, che ha che fare esclusivamente con la sfera intima ed individuale, del godimento dalla visione e lettura di riviste pornografiche all’interno della propria cella. Secondo il Collegio, la consultazione anche di letture pornografiche rientra nella libertà dell’individuo e nel mantenimento del benessere psico-fisico del detenuto.
Pronunciandosi sul ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello aveva confermato la condanna inflitta in primo grado ad un pastore per avere introdotto ed abbandonato circa 30 capi bovini sul fondo di proprietà altrui dopo aver reciso e danneggiato una parte della recinzione posta a protezione e con danneggiamento delle piante di ulivo ivi insistenti, la Corte di Cassazione (sentenza 13 novembre 2020, n. 32006) – nel rigettare la tesi difensiva, secondo cui il Tribunale non aveva considerato che l’art. 635 primo comma, c.p. (fattispecie delittuosa per la quale era intervenuta condanna) nelle more del giudizio era stato depenalizzato – ha invece affermato che il danneggiamento, avendo riguardato ulivi ed alberi da frutto, certamente rientranti nella nozione di cui al secondo comma dell’ art. 635 c.p., non poteva essere oggetto di depenalizzazione, non rilevando la circostanza che l’aggravante di cui all’art. 635 comma 2 n. 4 c.p. fosse stata contestata solo “in fatto”.
Pronunciandosi sul ricorso proposto avverso l’ordinanza con cui il Tribunale, quale giudice del riesame, rigettava la richiesta avanzata nell’interesse di due soggetti avverso il decreto con cui il P.M. aveva convalidato il sequestro operato dai carabinieri avente ad oggetto la somma di euro 65.870 in relazione al reato di riciclaggio, la Corte di Cassazione (sentenza 16 novembre 2020, n. 32112) – nell’accogliere la tesi difensiva, secondo cui l’ordinanza era errata laddove riteneva che l’astratta ipotizzabilità riguardasse la provenienza illecita del denaro e il delitto di riciclaggio e non il reato presupposto – ha diversamente ribadito che il mero possesso di una pur ingente somma di denaro non può giustificare ex sé, in assenza di qualsiasi riscontro investigativo, l’addebito di riciclaggio senza che sia in alcun modo stata verificata l’esistenza di un delitto presupposto, anche delineato per sommi capi, attraverso, ad esempio, il riferimento all’esistenza di relazioni tra i ricorrenti ed ambienti criminali, ovvero la precedente commissione di fatti di reato dai quali possa attendibilmente essere derivata la provvista, o l’avvenuto compimento di operazioni di investimento comunque di natura illecita a qualsiasi titolo.
Nel campo della politica estera e di sicurezza comune (PESC), l’adozione di nuovi regimi di sanzioni da parte dell’UE è pratica comune. Come dimostrato dalla recente adozione di sanzioni contro Bielorussia, Turchia e individui ed entità per l’avvelenamento di Alexei Navalny, l’UE adotta e modifica frequentemente i regimi sanzionatori. Il regime sanzionatorio adottato il 7 dicembre 2020 è, tuttavia, di tipo molto diverso. Per la prima volta l’UE ha adottato un regime globale di sanzioni sui diritti umani. La decisione (PESC) 2020/1999 e il regolamento 2020/1998 consentono all’UE di adottare misure restrittive mirate per affrontare gravi violazioni e abusi dei diritti umani in tutto il mondo.
Pronunciandosi sul ricorso proposto avverso la sentenza con cui il tribunale, nell’applicare la pena “patteggiata” ad un imputato, per il reato di guida in stato di ebbrezza, aveva disposto la sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente di guida, la Corte di Cassazione (sentenza 17 novembre 2020, n. 32209) – nell’accogliere la tesi difensiva, secondo cui la sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente di guida era stata irrogata sull’errato presupposto della recidiva nel triennio – ha affermato che in tema di guida in stato di ebbrezza, l’estinzione del reato ex art. 168 ter, co. 2 c.p. a seguito dell’esito positivo della prova, presupponendo l’avvenuto accertamento del fatto-reato, pur senza che si sia addivenuti ad una pronuncia di penale responsabilità non impedisce al giudice di valutarlo in un successivo processo quale precedente specifico ai fini del giudizio circa la “recidiva nel biennio”, prevista dall’art. 186, comma 2, lett. c), cod. strada CDS o circa la “recidiva nel triennio” di cui agli artt. 186-bis co. 5 e 187 co. 1 CDS.
Con la legge n. 173 del 18 dicembre 2020 si è dato corso – con nessuna modifica per la parte di nostro interesse – al d.l. n. 130 del 21 ottobre 2020. Come purtroppo può riscontrarsi sempre più di frequente, l’intervento del legislatore ha interessato numerosi ambiti e materie senza alcun collegamento e connessione. In particolare, dal decreto legge convertito risultano interessate la disciplina in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare, posto sono stati modificati alcuni articoli del codice penale; compaiono inoltre previsioni in tema di divieto di accesso agli esercizi pubblici ed ai locali di pubblico trattenimento, nonché, per finire, previsioni inerenti soggetti detenuti nelle strutture carcerarie con riferimento all’utilizzo distorto da parte di costoro del web e ai poteri e compiti del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale. In questo contributo ci si soffermerà solo sugli interventi sulla materia penale.
Pronunciandosi sul ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello, nel confermare quella di primo grado che aveva riconosciuto colpevole un imputato del reato di lesioni personali volontarie aggravate, commesse con l’uso di un ombrello, la Corte di Cassazione (sentenza 19 novembre 2020, n. 32525) – nel disattendere la tesi difensiva, secondo cui tale oggetto non può essere considerato quale oggetto idoneo ad offendere il cui porto sia vietato dalla legge – ha invece ribadito che ricorre la circostanza aggravante del fatto commesso con armi quando il soggetto agente utilizzi un ombrello, trattandosi di arma impropria, ai sensi dell’art. 4, secondo comma, legge n. 110 del 1975, per il quale rientra in questa categoria, oltre agli strumenti da punta e taglio e gli altri oggetti specificamente indicati, anche qualsiasi strumento, che, nelle circostanze di tempo e di luogo in cui sia portato, sia potenzialmente utilizzabile per l’offesa della persona.
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