Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello aveva, per quanto qui di interesse, parzialmente confermato la condanna inflitta in primo grado, anche agli effetti civili, nei confronti degli eredi di una donna per il reato di violazione in concorso degli obblighi di assistenza familiare (artt. 110, 570, co. 2, c.p.), per avere omesso reiteratamente di versare denaro alla madre ammalata, così facendo mancare alla stessa i mezzi di sussistenza, confermando inoltre il risarcimento, in solido tra loro, dei danni civili subiti dalla parte civile, persona danneggiata dal reato quale convivente “more uxorio” della defunta persona offesa, da liquidarsi in separata sede, con una provvisionale immediatamente esecutiva, la Corte di Cassazione (sentenza 15 aprile 2020, n. 12201) – nell’accogliere, per quanto qui rileva, la tesi difensiva, secondo cui la sentenza doveva essere annullata, in relazione alle statuizioni civili, limitatamente al disposto risarcimento dei danni patrimoniali, ivi compresa la provvisionale liquidata il favore della costituita parte civile – ha infatti affermato che, configurando le attribuzioni patrimoniali a favore del convivente “more uxorio”, effettuate nel corso del rapporto, l’adempimento di una obbligazione naturale ex art. 2034 c.c., tale obbligazione naturale vale solo nei confronti della persona convivente e non anche dei suoi figli, per cui non ha fondamento una pretesa di risarcimento nei loro confronti, pretesa che potrebbe valere solo se ricorressero nei confronti del convivente gli specifici presupposti dell’arricchimento senza causa in presenza di prestazioni a suo vantaggio esulanti dal mero adempimento delle obbligazioni nascenti dal rapporto di convivenza – il contenuto delle quali va parametrato sulle condizioni sociali e patrimoniali dei componenti della famiglia di fatto – e travalicanti i limiti di proporzionalità e di adeguatezza.
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