Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la ordinanza con cui il tribunale di sorveglianza aveva confermato la decisione con cui il Magistrato di sorveglianza aveva accolto il reclamo presentato da un detenuto ristretto in regime di “carcere duro” ex art. 41-bis Ord. pen., autorizzandolo a consegnare direttamente ai propri familiari minori di dodici anni con i quali era ammesso a svolgere il colloquio senza vetro divisorio, piccoli giocattoli o dolciumi, acquistati al sopravvitto, la Corte di Cassazione – nel disattendere la tesi dell’Avvocatura dello Stato, secondo cui è lo stesso art. 41-bis a stabilire limitazioni in ordine ai colloqui da svolgere in tale ambito, rese necessarie dalla tutela dei valori concorrenti dell’ordine e della sicurezza pubblica, con espressa preclusione della possibilità di scambio diretto di beni – ha invece affermato che il rischio di comunicazioni fraudolente, astrattamente insito nelle modalità di consegna diretta dal detenuto al minore di giocattoli e dolciumi, è in concreto scongiurato alla luce delle modalità che nell’istituto penitenziario presidiano l’acquisto dei beni e lo svolgimento del successivo colloquio visivo. In particolare, la consegna diretta è da ritenersi ammessa laddove il donativo sia acquistato per il tramite dell’impresa di mantenimento, venga custodito in magazzino e da qui sia prelevato dal personale addetto solo in funzione della sua cessione al destinatario, e nell’imminenza di essa, senza che si realizzi alcun antecedente contatto fisico tra la res e l’acquirente, a condizione che il colloquio venga osservato, ascoltato in contemporanea e videoregistrato. E’ quanto stabilisce la Cassazione penale, sez. I, sentenza 24 giugno 2021, n. 24691.
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