Pronunciandosi sul ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello, nel sovvertire l’esito del giudizio di primo grado che aveva riconosciuto ad un minorenne il perdono giudiziale, lo aveva invece condannato ritenendo che la gravità dei fatti commessi e la sua condizione sociale e familiare escludevano la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento, la Corte di Cassazione (sentenza 3 novembre 2020, n. 30643) – nel disattendere la tesi difensiva, secondo cui il giudice di appello erroneamente non aveva valutato il positivo comportamento processuale del minorenne, peraltro contraddittoriamente negando il perdono giudiziale, ma al contempo riconoscendogli le circostanze attenuanti generiche – ha infatti affermato, da un lato, che la presenza di precedenti penali rilevanti e di condotte omologhe appaiono logicamente valutate come indici di inclinazione a delinquere costituenti significativo indice di inaffidabilità pienamente rilevante ai fini della prognosi negativa in ordine alla capacità dell’imputato di astenersi in futuro da condotte similari e, dall’altro, che l’ambito applicativo del perdono giudiziale e delle attenuanti generiche risulta essere nettamente distinto e separato, con la conseguenza che elementi fattuali che non risultano idonei a fondare un favorevole giudizio prognostico ai fini della concessione del perdono giudiziale possono essere positivamente valutate in relazione all’applicabile trattamento sanzionatorio.
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