Le vittime del naufragio di una nave battente bandiera panamense possono adire i giudici italiani con un’azione di responsabilità contro gli organismi italiani che hanno classificato e certificato tale nave. Lo ha chiarito la Corte di Giustizia con la sentenza Rina (C-641/18) del 7 maggio 2020, precisando che, un ricorso per risarcimento danni, proposto contro persone giuridiche di diritto privato che esercitano un’attività di classificazione e di certificazione di navi per conto e su delega di uno Stato terzo, rientra nella nozione di “materia civile e commerciale” ai sensi dell’art. 1, par. 1, del Reg. Bruxelles I (reg. n. 44/2001) e, di conseguenza, qualora l’attività non sia esercitata in forza di prerogative dei pubblici poteri ai sensi del diritto dell’Unione. Inoltre, la Corte Ue ha affermato che il principio di diritto internazionale consuetudinario sull’immunità giurisdizionale non osta all’esercizio, da parte del giudice nazionale adito, della competenza giurisdizionale prevista da tale regolamento in una controversia relativa a un ricorso per risarcimento danni, qualora tale giudice constati che tali organismi non si sono avvalsi delle prerogative dei pubblici poteri ai sensi del diritto internazionale.
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