Pronunciandosi sul ricorso proposto avverso la ordinanza con cui il tribunale di sorveglianza aveva confermato il provvedimento con cui il magistrato di sorveglianza aveva dichiarato inammissibili le istanze di applicazione di affidamento in prova al servizio sociale e, d’ufficio, insussistenti i presupposti per la concessione della detenzione domiciliare, la Corte di Cassazione (sentenza 3 agosto 2020, n. 23474) – nell’accogliere la tesi difensiva, secondo cui erroneamente i giudici di merito non avevano valutato l’incompatibilità con il regime detentivo in ragione della grave malattia psichiatrica da cui il detenuto era affetto – nel richiamare quanto deciso dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 99 del 19 aprile 2019, ha diversamente affermato che, in sede di valutazione giudiziario, particolare rilievo deve essere attribuito al dato relativo alla incidenza sulle condizioni psichiche della protrazione della detenzione, a quello attinente agli interventi terapeutici non efficacemente esperibili all’interno del carcere e, infine, a quello concernente la attuale pericolosità sociale.
Call Now Button