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In tema di reati contro il patrimonio, è qualificabile come danneggiamento lo sfregio, mediante uso di una chiave, della carrozzeria di un’autovettura, siccome costituente non una semplice alterazione estetica, facilmente rimuovibile con una ripulitura, ma una lesione non temporanea o superficiale dell’integrità del veicolo, in quanto idonea a diminuire immediatamente la protezione del medesimo dai fenomeni atmosferici e di ossidazione (Cassazione penale, sezione II, sentenza 29 novembre 2019, n. 48615).
La Corte costituzionale, con la sentenza del 20 dicembre 2019 n. 278, ribadisce le argomentazioni recentemente sviluppate con la sentenza n. 141 del 2019, affermando la legittimità dell’incriminazione di condotte espressione della medesima strategia d’intervento alla base della legge n. 75 del 1958.
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza della Corte d’appello che aveva confermato quella di primo grado, che aveva condannato un uomo per il reato di truffa commessa facendosi accreditare su una carta di pagamento Postepay una somma di denaro a fronte della vendita di un oggetto sul sito di e-commerce “E-bay”, mai consegnato all’acquirente, la Corte di Cassazione (sentenza 4 dicembre 2019, n. 49195) – nel disattendere la tesi difensiva secondo cui era stato commesso un errore nell’individuazione del giudice territorialmente competente a causa della errata individuazione del momento di consumazione del reato – ha invece ribadito che quando il profitto è conseguito mediante accredito su carta di pagamento ricaricabile, il tempo e il luogo di consumazione del reato sono quelli in cui la persona offesa ha proceduto al versamento del denaro sulla carta, poichè tale operazione ha realizzato contestualmente sia l’effettivo conseguimento del bene da parte dell’agente, che ottiene l’immediata disponibilità della somma versata, e non un mero diritto di credito, sia la definitiva perdita dello stesso bene da parte della vittima.
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza della Corte d’appello che aveva confermato quella di primo grado, che aveva condannato un uomo per il reato di truffa aggravata in quanto commessa ingenerando il timore di un pericolo immaginario, la Corte di Cassazione (sentenza 5 dicembre 2019, n. 49519) – pur accogliendo l’eccezione di prescrizione del reato, ha tuttavia disatteso la tesi difensiva secondo cui il reato non poteva dirsi configurabile per la scarsa credibilità della “profezia” che avrebbe ingenerato il timore, considerata l’elevato grado di scolarizzazione della vittima – ha invece ribadito che integra il reato di truffa aggravata il comportamento di colui che, sfruttando la fama di mago, chiromante, occultista o guaritore, ingeneri nelle persone offese la convinzione dell’esistenza di gravi pericoli gravanti su di esse o sui loro familiari e, facendo loro credere di poter scongiurare i prospettati pericoli con i rituali magici da lui praticati, le induca in errore, così procurandosi l’ingiusto profitto consistente nell’incameramento delle somme di denaro elargitegli con correlativo danno per le medesime.
Il reato di omicidio stradale, previsto dall’art. 589-bis c.p., esaminato attraverso le principali sentenze dalla Cassazione penale nei suoi profili generali, con riguardo all’aggravante dell’alterazione da abuso di alcool e di droghe, al mancato richiamo alla c.d. colpa generica, alla rilevanza delle circostanze e all’obbligo di arresto in flagranza.
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