Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’Appello confermava la condanna resa dal Tribunale nei confronti del conducente di un’autovettura, quale responsabile del reato di guida in stato di ebbrezza (art. 186, commi 1 e 2, lett. c) , Codice della Strada), la Corte di Cassazione (ordinanza 3 dicembre 2020, n. 34337) – nel riscontrare l’esistenza di un contrasto giurisprudenziale tra decisioni che ritengono ammissibile provare l’avvenuto avviso al conducente di potersi avvalere dell’assistenza di un difensore anche successivamente, mediante deposizione del verbalizzante in udienza, pur in assenza di atto scritto, e decisioni che, diversamente, pervengono al risultato opposto – ha infatti ritenuto di rimettere alle Sezioni Unite la questione “se la prova dell’intervenuto avviso previsto dall’art. 114 disp. att. c.p.p. possa essere acquisita in dibattimento attraverso la deposizione del verbalizzante, in assenza di riscontro scritto”.
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